Viaggi

2 aprile 2016

Marocco 2016

14 marzo – 2 aprile 2016

UN VIAGGIO PER ESORCIZZARE LE PAURE

Premessa: volevamo tornare in Africa già dall’anno scorso ma, a causa dei ben noti attacchi terroristici, abbiamo spostato la data da aprile ad ottobre, poi a dicembre…a febbraio decidiamo: si parte tra un mese, il 14 marzo con meta il Marocco.

Lunedì 14 marzo 2016: partiamo alle 13,00 da Vicenza. Ci imbarchiamo sulla nave Excelsior della compagnia Grandi Navi Veloci, siamo 3 equipaggi. Saliti a bordo ci assegnano le cabine, la nostra è la migliore: la numero 7000: si affaccia davanti alla prua della nave, proprio sotto la cabina di comando: sembra di essere sul Titanic di Di Caprio.

La nave parte alle 21,30, con qualche minuto di ritardo, doveva partire alle 20,00.

Martedì 15 marzo: passiamo la giornata in navigazione. Alle 14,00 la nave fa scalo a Barcellona ripartendo alle 17,00. Un discreto numero delle poche persone salite con noi a Genova sono già scese per visitare la Spagna. Sono state sostituite da alcuni Marocchini e Senegalesi che sbarcheranno con noi a Tangeri. Comunque in nave siamo proprio in pochi.

Mercoledì 16 marzo: alle 18,30 circa la nave attracca a Tangeri. La discesa dei nostri tre mezzi è rapida nonostante il solito caos creato dagli esagitati che vorrebbero tutti scendere per primi. Grazie ad un percorso di favore per gli europei ci presentiamo tra i primi in dogana. Usciamo alle 20 (19 ora locale) con assicurazione e qualche euro cambiato in dirham.
Arriviamo alle 21 a Moulay-Bousselham semi deserta: trasmettono la partita di calcio Juventus-Bayer Monaco ed i pochi maschi in circolazione sono incollati davanti alla televisione. Veniamo trascinati in un ristorante; ci servono delle sogliole cotte alla piastra e insalata marocchina, patate fritte e per finire fragole e the alla menta: tutto ottimo e al risibile prezzo di 610 dirham (20 euro a coppia). Percorsi (in auto) 150 km.

Giovedì 17 marzo: partiamo alle 8,30 per dirigerci verso sud. Vorremmo arrivare ad Agadir ma il sentore di vibrazioni trasmesse alla postazione del guidatore sentite da Giuseppe ci “consigliano” di fermarci a Marrakech per tentare di risolvere il problema. Un gommista controlla l’equilibratura delle ruote… è tutto a posto! Ma è tutto inutile, il problema continua a manifestarsi.
Decidiamo di andare in campeggio, non quello solito alla Palmerie (le Relais de Marrakech, vicino all’uscita nord) ma ci dirigiamo verso un altro campeggio consigliato da un viaggiatore conosciuto sul web. Si trova a sud della città, dall’altra parte da cui siamo usciti. Ci arriviamo, alle 18,00, dopo aver lottato con il traffico caotico della città. Bel campeggio, anche se molto vicino alla strada e quindi un po’ rumoroso. Dormiamo comunque. Domani si parte per il sud. Percorsi circa 500 km

Venerdì 18 marzo: partenza alle 8,30. Ci dirigiamo verso il centro città per recuperare l’accesso all’autostrada che raggiungiamo dopo un’oretta. Lungo il tragitto si ripresenta il problema vibrazioni. Francesco testa l’auto: effettivamente c’è qualcosa che non va ma nessuno può dire qual è il problema: tranne un meccanico!
Dopo aver superato Agadir, Francesco decide di girare verso Tifnit invece di proseguire verso Tiznit. Dopo una decina di chilometri raggiungiamo il mare e percorriamo una pista segnata sulla mappa di “Marocco topo” che corre lungo il litorale. Rientriamo dopo una decina di chilometri per dirigerci a Tiznit. Arrivati in città decidiamo di raggiungere Sidi Ifni percorrendo una strada asfaltata che si dirige nuovamente verso il mare: dobbiamo superare però alcune colline per arrivarci. Lasciata la riva ma comunque costeggiandola raggiungiamo il campeggio di Fort Bou Jerif dove ceniamo e pernottiamo. Percorsi circa 450 km.

Sabato 19 marzo: si parte dopo colazione e Francesco si dirige, non verso l’attacco della plage blanche, ma verso i ruderi del forte della legione straniera dislocato a meno di un chilometro dal campeggio. Nel corso della giornata percorriamo circa 140 chilometri di pista pregna di passaggi tecnici ai quali abbiamo alternato un tratto di circa 25 chilometri di spiaggia percorsi sulla battigia, in terza, a 80 all’ora. Il percorso avrebbe fatto “sbavedare” la maggior parte dei soci. Verso sera, dopo aver organizzato il campo, pensiamo per un momento ai soci che non hanno mai provato i percorsi africani, la cui durata e difficoltà tecnica soddisfa, oltre il limite, le aspettative di chi li percorre: sensazioni che non si possono raccontare ma bisogna solamente provare. Facciamo campo in mezzo ad un nulla stupendo e indescrivibile. Luna piena, è chiarissimo.

Domenica 20 marzo: Al mattino aspettiamo che l’umidità della notte si asciughi dalle tende mentre una mandria di cammelli ci circonda in ordine sparso con dignità e a debita distanza. Francesco F. ha scoperto di aver rotto la cuffia del semi asse anteriore sinistro. Recuperiamo la strada asfaltata e ci dirigiamo verso Guelmin che è a 110 chilometri a nord del nostro percorso. Raggiunta la città, dopo aver fatto il pieno e rigonfiato le gomme, Francesco trova un meccanico molto abile che, con strumenti a dir poco spartani, ripara perfettamente il danno e ci rimette in pista per la ridicola cifra di 300 dirham e una birra (meno di 30 euro per tre ore di lavoro ed è domenica). Torniamo sui nostri passi per imboccare una pista che si sviluppa sulla vasta piana prodotta dalle piene del Draa nei pressi della sua foce. Ci fermiamo alle 17,00 circa per fare campo, dopo aver percorso non più di 25 chilometri fuori dalle strade asfaltate. Percorsi 240 chilometri.

Lunedì 21 marzo: si parte un po’ tardi (alle 8,45) perché abbiamo dovuto aspettare il sole che sorgeva dietro all’altura che ci ha riparato dal vento della sera precedente. Il percorso è decisamente molto, molto tecnico dopo una decina di chilometri ho un momento di distrazione e mi trovo bloccato con una ruota impiantata nel ghiaino ed il differenziale “posato su un masso”. Dopo aver rotto il cric e riempito i vuoti sotto la gomma posteriore destra riesco a tirarmi fuori dall’inghippo con il verricello agganciato ad una roccia. Si prosegue fino alle 13 e, dopo la sosta pranzo, incrociamo una strada asfaltata. Francesco decide di “girare a destra” e, dopo aver raggiunto un paesino nel nulla, Imbocchiamo una pista che ci riconduce verso nord e alla sera dopo diverse traversie su sabbie molli e sassaie ci fermiamo. Facciamo campo a circa 5 chilometri dalla pista che avevamo lasciato per esaurimento della pazienza: che bello!! Mentre montiamo il campo comincia anche a piovere, per fortuna solo poche gocce. Oggi abbiamo percorso 130 chilometri dei quali 40 su asfalto.

Martedì 22 marzo: si parte alle 8,30 e, dopo aver percorso circa 95 chilometri di fuoristrada “normale” e panoramico raggiungiamo l’asfalto nei pressi di Assa. Ci dirigiamo su strada fino a Tata…. Con il serbatoio agli sgoccioli troviamo il sospirato distributore per fare il pieno. Ci dirigiamo nel campeggio/auberge ed il gestore ci offre tre ottime camere con cena e colazione comprese al prezzo di 250 dirham: 23 euro/persona: accettiamo e passiamo la serata serenamente. Percorsi: 350 chilometri in totale

Mercoledi 23 marzo: partiamo alle 8,30 e ci dirigiamo verso Tissint dove usciamo dall’asfalto per prendere una traccia che ci condurrà ad Mhamid attraverso il centro del lago Iriki. Come sempre il percorso si dimostra a tratti scorrevole a tratti “molto tecnico” un piccolo problema traspare: ho il blocco del differenziale centrale che non funziona: …..accidenti! Deve essere successo qualcosa nell’ultimo intervento in officina, dove era stato sostituito il blocco posteriore
(questo funziona!!)…
Il paesaggio è come sempre affascinante, c’è solo un problema, il vento che non ci lascia mai e solleva nuvole di polvere che appesta l’aria. Alle 16,29 ovviamente bisogna cercare campo: siamo in mezzo a piccole dune di sabbia asciutta e a pochi arbusti. Dopo una breve discussione con Francesco si riparte per cercare un posto migliore. Optiamo per un altro posto così così perché la polvere imperversa. Montiamo il tendone in modo caotico per colpa del vento e ci disponiamo dove si sta più riparati; montiamo il barbeque per preparare la carne ai ferri che, alla fine, risulta formidabile. Come sempre verso le 21 il vento cala e si guarda un film assieme tanto per passare un po’ di tempo. Sono le 23,00 c’è una luna piena che illumina tutto: il paesaggio notturno è stupendo. Andiamo a letto stanchi. Percorsi: 238 chilometri totali

Giovedì 24 marzo: sono le 6,30 e ci sveglia la pioggia che continua imperterrita a cadere. Il cielo è plumbeo e non promette schiarite. Chiudiamo la tenda bagnata e raccattiamo il tendone. Si parte sotto la pioggia e si viaggia sul fango. Arriviamo ad Mhamid dopo un paio d’ore e, su asfalto, ci dirigiamo verso Zagora. Per fortuna esce il sole. Fatto il pieno e lavata l’auto si va in campeggio alle 13,00 circa e lì si rimane fino al giorno dopo. Pulizia delle auto, asciugatura del tendone e lavaggio panni, doccia. Percorsi 130 chilometri circa

Venerdì 25 marzo: ci svegliano i rumori di altri campeggiatori, sono le 7,00. Mi lavo e tento di spostare l’auto per far prendere un po’ di sole alla tenda, ma la batterie sono scariche: ho lasciato il frigo acceso tutta la notte. Spostiamo l’auto a spinta e più tardi (alle 8,00) la accendiamo con i cavi. Usciti dal campeggio ci dirigiamo al mercato per i rifornimenti: carne, frutta, verdura e, ovviamente, pane. Si riparte dopo aver pagato la gabella del parcheggio (10 centesimi). Percorriamo circa 35 chilometri di asfalto per entrare nella pista che costeggia il confine algerino.
Scopo: arrivare a Merzuga. Dopo 4 o 5 chilometri di pista “molto ma molto tecnica” arriviamo ad un cartello molto esplicito: divieto di accesso, zona militare! Dopo qualche attimo di perplessità decidiamo di raggiungere il posto militare che intravediamo in distanza. Arrivati al posto di controllo i militari ci rassicurano che la pista è percorribile (dopo aver visto le nostre auto e averci chiesto se siamo muniti di GPS e telefono satellitare). Percorriamo la pista a tratti speditamente a tratti rallentati da sobbalzi e pietrume fino alle 15,00 circa (ovviamente dopo aver fatto la consueta sosta pranzo scattata alle 12,33 precise). Si fa campo dopo un “paese”, spostandoci in mezzo ai falsi piani di sabbia. A sera si fa campo con altro barbeque e visione finale del film Everest. A letto tutti alle 23,00.
Percorsi circa: 194 chilometri totali.

Sabato 26 marzo: alcuni rumori di cerniere e di attività esterna alla tenda ci sveglia alle 6,30. Scendiamo dal nostro nido e cominciamo a chiudere tutto, compreso il capannone comune che deve essere perfettamente pulito in quanto dovrebbe essere l’ultima volta che lo usiamo. Si parte ma mi insabbio subito e non ce la faccio ad uscire nonostante il verricello di Francesco.
Decido di sgonfiare…per forza…, mi avevano gonfiato le gomme a 2,7 atmosfere! Dopo aver portato la pressione a 1,8 galleggio ed esco raggiungendo la pista. Dopo un paio d’ore ritorniamo finalmente sull’asfalto nei pressi di Merzouga. Francesco propone di fare il giro delle dune (per passare il tempo). Si parte dopo aver sgonfiato e, percorsi un paio di chilometri, Francesco si illumina: vede alcune partecipanti del “rally des gazelles”, sono donne e, sulla sabbia, sembrano decisamente imbranate. Francesco non sta più sulla pelle, è preso dal raptus del buon samaritano…ma non può aiutarle, pena la squalifica dell’equipaggio se aiutato. Ci fermiamo per un po’, la temperatura è ottima e dopo aver mangiato si riparte. Raggiunta Rissani tramite pista, riforniamo, laviamo le auto e raggiungiamo il camping municipale dove ci riposiamo assieme ad una coppia di italiani che sono in viaggio da 5 mesi in camper e sono in crisi di rapporti sociali.
Sono persone che, per quello che raccontano, hanno sicuramente vissuto numerosi viaggi ed esperienze: posseggono due camper, uno dei quali è attualmente parcheggiato in Mongolia. Probabilmente non hanno nemmeno molti problemi economici. Percorsi circa: 150 chilometri.

Domenica 27 marzo. Oggi è Pasqua. Partiamo con calma verso nord e ci fermano in una cooperativa in cui lavorano pietra della zona. È un marmo strapieno di fossili. Non hanno a loro dire l’autorizzazione a cavare più di tanta pietra (3 tonnellate mese) per tale motivo usano il materiale a disposizione. Producono ottimi manufatti, alcuni molto impegnativi (tavoli e sanitari) per arrivare a vari fossili tagliati o estratti dalla matrici in mille modi fantasiosi: ovviamente
acquistiamo tutti qualcosa a prezzi non sicuramente regalati.
Il viaggio prosegue verso Tinghir e quindi verso le gole del Todra che raggiungiamo verso mezzogiorno.
Sono strasature di turisti e mezzi di tutti i tipi. Senza fermarci intraprendiamo la strada che, grazie ad un circuito che passa in quota ci porterà alle gole del Dades. Ovviamente Francesco estrae dal cilindro la traccia di una pista che ci conduce attraverso un percorso molto, ma molto tecnico fino a 2800 metri dove la neve è ancora presente. Giuseppe si illumina vedendo la neve… “è a casa”. Si esce sull’asfalto verso le 18,00 e l’ipotesi di arrivare a Ouarzazate diventa improponibile: mancano ancora 120 chilometri e inizia a fare buio, troviamo un campeggio aperto e ci fermiamo per la notte : siamo perseguitati da un guardiano che parla “gramelot”. Percorsi 300 chilometri totali.

Lunedì 28 marzo: si parte alle 9,30 (c’è l’ora legale) e raggiungiamo Marrakech attraversando il passo che collega le due città mediante 180 chilometri che fanno letteralmente schifo (la strada è in ampliamento, presumo sarà stupenda quando sarà finita). In effetti stanno facendo moltissimi lavori di miglioramento viario in tutto il territorio. Percorsi 330 chilometri

Martedì 29 marzo: partiti da Marrakech alle 9,00 ci fermiamo al primo distributore per fare il pieno e, visti gli oggetti in ceramica, per fare ennesimi acquisti di souvenirs. Si parte, direzione Casablanca-Rabat. Si dovrebbe visitare la capitale ma come sempre ci sono delle variabili: alle 13,00 decidiamo di uscire dall’autostrada per percorrere la strada litoranea che conduce a Rabat. Io sono davanti, abbiamo fame vista l’ora, ad un certo punto giro l’auto e mi fermo in un ristorante dove pranziamo magnificamente a base di pesce per 20 euro a coppia. Riprendiamo la litoranea ma nei pressi di Rabat decidiamo di raggirarla percorrendo la circonvallazione/autostrada a Kenitra riusciamo per vedere un campeggio … che fa schifo… ci sono solo camper! Come sempre optiamo per Moulay-Bousselham che raggiungiamo alle 18,00. Percorsi: 470 chilometri.

Mercoledì 30 marzo: al mattino si decide: chi fa un giro in paese e chi va a fare un giro in barca sulla laguna. Ritrovo allo stesso ristorante dell’andata per pranzo. Stasera dobbiamo imbarcarci alle 23. Con calma pranziamo, ci dirigiamo verso il porto di Tangeri. Riusciamo ad arrivare abbastanza presto ed essendoci ancora poche auto riusciamo velocemente a passare tutti i controlli compreso lo scanner della vettura. Alle 20 siamo in nave dopo aver aperto per l’ennesima volta il portellone dell’auto per controlli.

Giovedi 31 marzo / Venerdì 1 aprile: ottima navigazione

Sabato 2 aprile: i giorni di navigazione sono sempre due ma, questa volta, essendo partiti tardi abbiamo dormito 3 notti in cabina. Arriviamo a Genova al mattino e alle 7 ci fanno scendere dalla nave.

Dopo 20 giorni di vacanza e dopo aver percorso 3800 km in Marocco si torna a casa pensando già all’organizzazione del prossimo viaggio in Africa. Comunque questo viaggio ci ha fatto scoprire un Marocco molto rurale con persone che lavano ancora i panni al fiume, con paesi che sembrano disabitati ma con i panni stesi ad asciugare.

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