Viaggi

22 ottobre 2009

Dakar 2009

Dopo interminabili giornate e nottate di ansia e preparativi finalmente si parte, come al solito si
pensa a cosa ci si è dimenticati e scopriamo di non aver portato la seconda chiave dell’auto, non ci è
mai servita così pensiamo non debba servire neanche in questo viaggio.
Sabato 26 settembre ci troviamo con i due 2 equipaggi che partono da Vicenza e assieme ci
rechiamo a Genova per prendere il traghetto che ci porterà a Tangeri.
Al porto facciamo conoscenza con gli altri componenti il gruppo e alle 17 saliamo in nave.
Domenica 27/9 giornata di navigazione, il mare è calmo e alle 10.30 arriviamo a Barcellona: alcuni
passeggeri scendono, altri salgono e quindi si riparte: Il vitto a bordo della Excelsior di GNV non è
dei migliori, menù unico senza possibilità di variazioni. Oggi è stato il compleanno di Giuseppe
così abbiamo gustato una crostata con un ottimo bicchiere di Pinot. La compagnia degli altri
passeggeri è buona, vedremo nei prossimi giorni, Con Francesco abbiamo caricato sul PC il sistema
di navigazione con le mappe satellitari e siamo pronti, non vediamo l’ora di sbarcare ed iniziare la
ns. avventura.
Lunedì 28/09. il mare è sempre piatto e cosi arriviamo a Tangeri alle 16. al porto è sempre il solito
caos, gente che va e che viene, scrivani vari che si offrono in cambio di qualche Euro. La dogana
vorrebbe dimostrarsi efficiente ma riesce solo a ingrandire il caos. Finalmente alle 18, dopo aver
effettuato il cambio e fatta l’assicurazione RC auto partiamo. Dopo il pieno entriamo in autostrada e
prima di fermarci a dormire in un’area di servizio in prossimità di Casablanca percorriamo circa
350 km.
Martedì 29/09. dopo la sveglia di buon’ora presso la stazione di servizio ci dirigiamo verso
Marrakech, la strada è scorrevole cosi arriviamo nella piazza più famosa del Marocco per le 10.
Visitiamo il souk e poi ci incamminiamo alla volta di Tan Tan, lungo la strada incontriamo il primo
gruppo e veniamo a sapere che uno di noi ha avuto un incidente con un camion in manovra, sembra
che l’auto sia irreparabile: noi proseguiamo mentre Claudio, Luca e Silvano restano sul posto
tentando di riparare l’auto. Durante il percorso veniamo fermati da una pattuglia della Polizia che
dopo varie peripezie riusciamo a convincere a lasciarci andare con il pagamento di 10 Euro
(scopriremo poi che i tutori del traffico sono rigidissimi e ogni piccolissima infrazione è per loro
una inesauribile fonte di guadagno). Alle 20.30 arriviamo al solito albergo di Tan Tan plage dove
prenotiamo una camera e poi ceniamo. Alle 23.30 arriva il secondo gruppo: la sveglia per domani è
prevista alle 7.00.
Mercoledì 30/09 continua il ns. trasferimento al sud, veniamo continuamente fermati dalla Polizia
ma il ns. Francesco .M. se la cava benissimo con il suo francese e così ad ogni posto di blocco ci
sono carte da compilare e poliziotti da intrattenere. Arriviamo a Dakla nel tardo pomeriggio al
campeggio previsto, purtroppo per noi il campeggio non c’è più, al suo posto c’è un nuovo
albergo /villaggio ed è tutto occupato dai partecipanti al campionato del mondo di Surf che si sta
svolgendo proprio in questi giorni. Proseguiamo per una decina di Km e poi facciamo campo in una
piccola valletta sotto alle antenne dei ripetitori. Siamo solo in tre equipaggi (FANCHIN,
MORESCO, DAL PRA) gli altri hanno preferito fermarsi in prossimità di un albergo, c’è molto
vento, ma non è freddo.
Giovedì 1/10. dopo colazione di dirigiamo alla volta di Dakla in cerca di un meccanico che possa
sistemare l’idroguida di Moresco, non trovando nulla telefono a Ugo (il mio meccanico di fiducia a
Vicenza) e mi conferma che il problema della pompa potrebbe essere un errato montaggio e ci
consiglia di aggiungere olio per cambio automatico. Ci dirigiamo al campeggio dove troviamo gli
altri e dove alle 13.30 arrivano Claudio e Luca. Passiamo il pomeriggio a ……cazzeggiare, andiamo
a fare una passeggiata sulla spiaggia e poi una bella doccia rinfrescante (fa molto caldo). Con ns.
sorpresa apprendiamo che il resto del gruppo (gli avio trasportati) arriverà domani sera, io e
Giuseppe siamo impazienti di iniziare la ns. avventura in Mauritania, essere qui e lasciare che il
tempo trascorra senza fare nulla è deprimente. Speriamo bene.
Venerdi 2/10. partiamo alle 8 dal campeggio di Dakla e dopo una interminabile ma suggestiva
strada litoranea arriviamo alla frontiera Marocchina: qui facciamo 4 file, 1 per la dogana, 1 per la
polizia, 1 per la gendarmeria ed una per l’esercito. Comunque i passaggi sono veloci , in poco più di
un’ora siamo fuori. La frontiera Mauritana è più complicata ma in due ore e qualche mancia ce la
caviamo, poi via alla ricerca della pista lungo la ferrovia, il punto di ritrovo con gli altri è Ben
Amira che contiamo di raggiungere domani. Lungo il percorso troviamo delle piccole dune ed in
mezzo a due di queste facciamo campo. L’atmosfera è buona, c’è tanto vento e mangiamo pasta e
sabbia ma non è male, il morale è ottimo e alle 22 tutti a letto.
Sabato 3/10. alle 8 partiamo e seguiamo la pista che costeggia la ferrovia, nel tragitto incontriamo
anche 2 treni che trasportano i minerali da Choum a Nouadibu.
Ci sono vari villaggi nei centri in cui il treno raddoppia i binari, notiamo che sono molto poveri,
non c’è acqua corrente (vediamo che ci sono dei grandi contenitori in PVC che vengono
sistematicamente riforniti via ferrovia e c’è solo qualche pecora e capra).
Nel pomeriggio giungiamo a Ben Amira, io e Moresco andiamo a vedere il monolito e qui troviamo
i due tedeschi con cui avevamo appuntamento: Adolf con un nuovissimo Toy 200 è piantato e
Ghunter con un Toy 78 tenta di disincagliarlo a strappo, non sono sincronizzati così devo usare il
verricello per recuperarlo, poi raggiungiamo gli altri equipaggi al campo. Alla sera verso le 22’30
sentiamo dei rumori ‘ è il resto del gruppo che sta giungendo, così riusciamo a fare campo assieme,
l’atmosfera è buona e facciamo conoscenza con le ultime persone che sono arrivate ieri in aereo.
Tra loro c’è anche Lio (quello del Land dell’incidente) . Parlo con lui e tutto sommato capisco che
non è tanto arrabbiato, ha un buon carattere, è in macchina con Luca e farà il viaggio con lui..
Domenica 4/10 Veniamo svegliati dal passaggio di un gruppo di Portoghesi che avevamo superato
ieri , probabilmente avranno fatto campo dietro di noi e stamane sono partiti prima. Arriviamo a
Choum verso le 9.30 e ci facciamo un buon caffè, poi costeggiando la falesia ci dirigiamo verso
Atar: qui veniamo fermati dalla gendarmeria che ci ritira tutti i passaporti per la registrazione.
Nell’attesa andiamo a mangiare e all’ombra della stazione meteo una bimba ci viene a trovare e ci
porta del ghiaccio in sacchetto, ricambiamo con un quaderno, dei colori ed uno zainetto: poco dopo
arriva il fratellino e ci porta del the alla menta che gustiamo molto. Prima di sera ci accampiamo a
Cinguetti e alla sera facciamo il programma per il giorno dopo, pensiamo di fare la traversata diretta
Ouadane- Oualata e se le cose non dovessero andare per il verso giusto ci sposteremo verso la pista
Atar Tidjikja.
Lunedì 5/10. Stamane la sveglia è stata anticipata da alcuni equipaggi che non hanno ancora
regolato l’ora del proprio orologio, cosi alle 5 ci alziamo anche se la partenza è prevista per le 7, è
ancora molto buio. Partiamo alle 7.45 direzione Ouadane, percorriamo il tratto di pista su un oued e
alle 11 arriviamo a destinazione. Dopo la registrazione alla gendarmeria prendiamo la via del
deserto con direzione Oualata. Dpo circa un’ora di sabbia mi accorgo che ho una ruota quasi a
terra, la camera che ho dentro ai miei Michelin xs è bucata, nel frattempo Sandro rompe il radiatore
che a causa del convogliatore che si è mossso è andato ad incastrarsi sul radiatore stesso, il danno
viene riparato con la chiusura del tratto di radiatore interessato e una buona dose di turafalle. L’erg
che che stiamo percorrendo è molto insidioso e sono frequenti le piantate. Il campo serale, con una
bella bibita fresca tra le mani, ci fa sentire veramente bene: non ero favorevole a questo tratto di
deserto, avrei preferito andare direttamente a sud via pista, ma è stato deciso di fare questo tratto di
deserto e tutto sommato mi sto divertendo.
Martedì 6/10. partiamo dal campo convinti che la strada di oggi sia semplice come quella di ieri
sera, nulla di più sbagliato. Subito iniziano una serie di piccole dune e il tragitto è complicato,
all’orizzonte vediamo un’antenna pensiamo di andare a vedere: è una perforazione petrolifera della
Total, vi lavorano Francesi Tedeschi e Cinesi , in prossimità della base ci vengono incontro tre pick
up Toyota con i militari armati, in un’attimo siamo circondati , vogliono sapere chi siamo e cosa
facciamo, si accontentano delle nostre spiegazioni. Prendono il nome del ns. capogruppo e ci
lasciano andare. Passa mezz’ora e ci troviamo ancora davanti ai militari, con loro c’è il comandante
che fa registrare tutti i ns. passaporti e poi ci da il suo numero di telefono Turaya, con la promessa
che se dovessimo aver bisogno o se vedessimo qualcosa di insolito lo dobbiamo chiamare.
Promettiamo di fare quanto richiesto e ripartiamo, sono le 12.30 la pista è ancora lunga. Alle 14.
circa Vittorio avanzando mentre guarda lo specchietto scende da una duna e si mette con l’auto in
bilico, devo lavorare di verricello per riportarlo in posizione, un bello spavento. Fabrizio invece ha
il suo BJ 71 che non funziona regolarmente, ha problemi elettrici, do il mio tester con la speranza di
vederlo più disteso, non riesce a venirne a capo.
Riprendiamo la marcia e verso le 17 facciamo campo, oggi abbiamo fatto circa 40 Km in linea
retta, forse domani riusciremo a incontrare la pista per dirigerci verso Tidjikja. Alla sera al campo
Adolf si innamora di una buona quantità di birra e lo dimostra a tutti andando poi a dormire sulle
dune.
Mercoledi 7/10. Prosegue la ns. ricerca della pista, ci stiamo spostando sempre più a ovest, i
passaggi sulle dune sono molto ostici: alle 9.30 sentiamo la radio di Vittorio che da un annuncio che
ci fa fermare tutti, ha rotto il semiasse posteriore dx. Il lavoro di sostituzione del pezzo è complicato
dal fatto che si è rotto il millerighe all’uscita del differenziale, il vento e la sabbia non aiutano chi
sta lavorando sotto all’auto, si deve smontare tutto il gruppo posteriore ma alle 14 è tutto sistemato e
si può ripartire. Troviamo il grande oued che scende fino a Tidjikja, ma scopriamo che gli abitanti
di un vicino villaggio hanno recintato alcuni tratti e vi hanno piantato delle coltivazioni: è
impossibile proseguire senza rovinare le coltivazioni, decidiamo allora di salire il costone e recarci
verso il villaggio: li sicuramente troveremo la pista. La sera facciamo campo a circa 5 km dal paese
e il mattino dopo riceviamo la visita di una delegazione del paese che ci porta del pane fresco, è un
incontro molto suggestivo.
Giovedì 8/10. partiamo dal campo lasciando gli altri che si stanno preparando, raggiungiamo
velocemente la pista e qui incrociamo delle tracce recenti, decidiamo di seguirle pensando che siano
di un abitante locale che stà andando verso Tidjikja. Percorriamo qualche Km e poi raggiungiamo il
pick up di un berbero, ha l’auto rotta e insabbiata: lo aiutiamo ad uscire e lui in cambio ci da una
dritta per trovare il percorso giusto: dobbiamo arrivare a El Rached e qui troveremo la strada
principale. La carta Russa che stiamo controllando porta le indicazioni di una pista che non esiste
più, proviamo più volte a trovare il passaggio giusto finchè sentiamo al CB il resto del gruppo che si
sta dirigendo ad un vicino pozzo; ci facciamo dare le coordinate e li raggiungiamo. In serata
arriviamo al paese di Tidjikja, ripristiniamo tutte le scorte e poi andiamo all’unico albergo della
città, finalmente una buona doccia rinfrescante.
Venerdi 9/10 lasciamo il campeggio alle 7.45 e subito prendiamo la pista verso Tichit e giunti a
Lekhcheb scendiamo a sud in cerca della pista sotto la falesia che ci porterà a Kiffa. La pista è bella
e sabbiosa, ci sono poche pietre e così si va veloci, ci fermiamo ad un bivio e mentre verifichiamo
la direzione giusta mi accorgo che la macchina è coricata in modo anomalo. Penso sia sfiancata una
balestra, ma non è così, la balestra posteriore dx è proprio rotta. Sono le balestre di una nota casa
Australiana che ho montato per avere più sicurezza, in precedenza avevo rotto la post. Sx, memore
di questo mi ero portato una balestra originale di scorta. Lavoriamo circa 2 ore ma risolviamo il
guasto, nel frattempo gli altri fanno pranzo. Ripartiamo , ma non facciamo in tempo a fare 20 Km
che Silvano si ferma, sente puzza di olio, aperto il cofano scopriamo che il motore è tutto
imbrattato. Sebastiano tocca la ventola e scopre che è tutta lasca. Diagnosi del guasto: la pompa
dell’acqua è guasta, è partito il cuscinetto. Non possiamo avanzare, smontiamo la pompa e Claudio
va fino al paese che abbiamo lasciato stamane per recuperare una pompa, nel frattempo facciamo
campo, l’umore non è al massimo e alla sera c’è un piccolo scambio di opinioni tra Francesco M. e
Marco, che poi però si siedono vicini e davanti ad una birra fresca chiariscono tutto ( è solo un po’
di Saharite che ogni tanto riaffiora)
Sabato 10/10 Ci alziamo alle 7.30, sentiamo Claudio al telefono il quale ci comunica che la pompa
per la macchina di Silvano si trova a Nouachott, ma che fino a lunedì mattina è tutto chiuso.
Decidiamo di trainare l’auto fino al primo posto in cui possa essere recuperata da un’auto di
soccorso.
La macchina guasta sarà riparata lunedì in serata e poi ci raggiungerà in un posto che decideremo
lungo il percorso. Partiamo nel primo pomeriggio e subito scendiamo dalla falesia con un passaggio
molto impegnativo, si tratta di una discesa lunga circa 200 mt, qualcuno prende anche paura ma poi
tutti ci ritroviamo nel canalone sottostante. Continuiamo a ridosso della falesia e facciamo campo
sotto il costone roccioso, è un posto incantevole.
Domenica 11/10. dopo colazione prendiamo tre WPT dalla cartina in modo che ognuno possa
andare autonomamente. Io, Beppe e Francesco anticipiamo tutti e facciamo strada, gli altri ci
seguono a distanza di mezz’ora. Dopo corca 50 Km. Vedo un pick up Toy che si dirige verso di me
e mi fa segno di fermarmi: sono in 4 ed hanno un problema con la batteria, vado a vedere in auto se
può essere il blocchetto dell’accensione e vedo un fucile poggiato vicino al sedile di guida, chiedo
se stanno andando a caccia di gazzelle, ma la loro risposta è un po’ vaga: vogliono una batteria.
Provo a convincerli che non abbiamo batterie da dare e cerco di andar via, ma il tipo più elegante e
austero (il capo ) mi chiama e mi dice che se non gli diamo una batteria per loro è morte sicura.
Nel frattempo arriva anche Claudio mentre il resto del gruppo rimane a distanza. Iniziamo a
contrattare e a spiegare che abbiamo una sola batteria per ogni auto, tuttalpiù ci potranno seguire
fino al primo paese dove potranno acquistare una nuova batteria. Non ne vogliono sapere perché è
troppo lontano, allora chiamiamo Fabrizio che ha la sua macchina con l’impianto a 24 V e lo
convinciamo a scambiare la batteria del Pick up con una delle sue, probabilmente la sua auto
funzionerà lo stesso perché elettricamente meno stressata. Il capo prova la batteria accendendo più
volte l’auto e poi inizia la trattativa, Fabrizio vuole 20000 unguie ma loro ne hanno solo 12000, alla
fine convinciamo Fabri a prendere quello che danno e ce ne andiamo. E’ stato un incontro un po’
particolare, paura non ne abbiamo mai avuta, ma la sensazione di non essere perfettamente a
proprio agio quella si. Facciamo campo sotto alla Falesia all’inizio del bush. Iniziano a farci
compagnia gli insetti, il risotto che sto gustando è meraviglioso, purtroppo due piccole cimici si
mimetizzano nel piatto, il sapore che mi lasceranno in bocca mi fa sputare il boccone, ancora adesso
al solo pensiero, mi vengono dei conati. Prima di coricarci notiamo in lontananza delle luci che si
muovono. Probabilmente sono degli indigeni che vogliono vedere chi siamo e cosa facciamo. Tento
di restare sveglio per vedere se le luci si avvicinano, ma poi vinto dalla stanchezza salgo sulla mia
Columbus e mi addormento alla grande: al mattino, scopriremo delle tracce di un pick up che è
venuto a farci visita durante la notte
Lunedì 12/10. Partiamo alle prime luci dell’alba. La macchina di Luca continua a far rumore dal
giunto ant. Dx, la mia sembra andare bene nonostante sia senza un ammortizzatore e così devo
andare più piano degli altri.
Cominciamo ad incontrare molti animali e pozze d’acqua: asini, pecore, Capre, dromedari, vacche,
molte mandrie al pascolo ed il paesaggio inizia a cambiare. Passiamo per la città di Kiffa e notiamo
quintali di immondizia sulle strade, in particolare la via principale ha dei cumuli enormi di
immondizia, nonostante questo le case ed i recinti sembrano puliti, probabilmente gli abitanti
buttano i loro scarti sulla pubblica via.
Facciamo Dogana al paese di Kankossa in mezzo ad un vociare continuo di bambini e adulti. Il
doganiere è un tipo tranquillo, assomiglia un po’ ai nostri comandanti di stazione CC, credo sia
l’unico posto in cui non dobbiamo subire tangenti. Ebbene si! la corruzione è più o meno velata, alle
volte ci viene imposto un qualche balzello che non ha radici, come quando mi è stata contestata
un’infrazione al codice della strada perchè avevo le valige in auto invece che nel bagagliaio
(cassone) o come quando è stata fatta contravvenzione a Luca perchè aveva un filtro di ricambio,
secondo l’agente era importazione non autorizzata e contrabbando: poi tutto si risolve con pochi
euro di mancia. Anche questo è Africa.
Martedì 13/10 Dormiamo un po’ più del solito, ma alle otto partiamo con direzione Kayes, lungo la
pista troviamo il paese di Aourou dove passiamo la dogana del Mali e qui i militari per fare meglio
il loro dovere vogliono una foto ciascuno: dopo averla incollata a fianco scrivono nome cognome,
n° del pass. Ecc, non è una brutta idea ma ci fa perdere un sacco di tempo così decidiamo di
pranzare. Giuseppe è attorniato da un’intera scolaresca, compreso il corpo insegnante, sono tutti
curiosi di vedere come cuciniamo e cosa mangiamo.
Alle 14 ripartiamo e scendiamo verso Kayes seguendo al pista, ci sono numerose deviazioni non
oso pensare alle condizioni del terreno in caso di pioggia, già ci sono delle pozze di fango micidiali
ed in una di queste Luca rimane impantanato.
Raggiunta Kayes ci rechiamo all’hotel KamanKole dove una buona doccia ed un letto confortevole
ci rigenerano. Finalmente un buon albergo (per me è stato il migliore). Alla sera a cena facciamo il
programma per il giorno dopo. Alcuni di noi si recheranno a sud verso Bafoulabè per poi entrare nel
parco Niokolo Koba da sud, il mio gruppo invece andrà diretto a Tambacunda e da qui verso
Dialokoto (ingresso nord del parco)
Mercoledì 14/10 Mentre il primo gruppo parte verso Bafuolabè, noi andiamo a vedere delle cascate
a circa 10 Km a sud, sono caratteristiche, c’è anche una piccola diga con una centrale idroelettrica
dismessa, forse non era conveniente tenerla attiva!!!. ci sono delle belle ragazze che fanno il bagno
vicino a noi, non si vergognano ad essere nude, ma cortesemente ci chiedono di non fotografarle.
Luca ha ordinato il semiasse alla Toyota di Bamako e aspetta la corriera con il ricambio, noi
partiamo con calma e prima di sera entriamo in Senegal a Kidira. Lungo la strada troviamo un bel
albergo dove alcuni di noi dormono in stanza, altri nelle proprie tende; il posto è comunque molto
bello, durante la notte veniamo raggiunti da Luca che nel frattempo ha fatto riparare l’auto.
Giovedì 15/10. dopo una buona colazione ci dirigiamo verso Tambacunda e quindi a Sud verso
Dialokoto, la strada è quasi tutta asfaltata, incontriamo dei villaggi e incrociamo anche qualche
scimmia.
Arrivati all’ingresso del parco troviamo una guida che ci fornisce alcune info: ci dice che in questo
periodo si rischia di non vedere nessun tipo di animale: dopo un breve consulto decidiamo di non
visitare il parco, ma di andare a vedere il Gambia costeggiando l’omonimo fiume fino a Banjul e poi
da qui a Dakar. Giriamo le ns. auto verso ovest e via. Durante il tragitto percorriamo una pista
parallela alla nuova strada in costruzione, la polvere alzata è cosi tanta che in lontananza sembra
foschia.
Venerdi 16/10. Lasciato l’albergo in cui abbiamo passato la notte riprendiamo il ns. itinerario
quando, , ad un certo punto Luca riceve una telefonata da Silvano il quale ha avuto un incidente con
un camion. (era quello della Toyota con la pompa dell’acqua rotta ) stava andando a Dakar ad
attenderci. Abbandoniamo il ns. itinerario e ci dirigiamo verso Thyes per dare una mano al ns.
amico. Mentre cerchiamo il commissariato centrale di polizia veniamo fermati da un poliziotto che
ci vuole contestare un’infrazione per non aver osservato uno stop: alle nostre rimostranze si arrabbia
e così andiamo sotto al cartello dello stop e là gli facciamo vedere che nessuna auto rispetta lo stop:
a questo punto il vigile comincia a fermare tutte le vetture: In quel frangente arriva un signore molto
distinto con una tunica bianca, in perfetto italiano chiede cosa sta succedendo, gli spieghiamo che
stavamo cercando il commissariato e lui parla con il poliziotto, questi con fare imbarazzato ci
restituisce i documenti , gira i tacchi e se ne va. Salutiamo il sign…X e andiamo al commissariato.
Troviamo Silvano e assieme partiamo alla volta di Dakar. Si fa buio e così cerchiamo un campeggio
che troviamo sulle rive del lago rosa. E’ un campeggio decente gestito da una coppia di francesi, si
mangia bene e si dorme altrettanto bene, peccato per un po’ di caldo.
Sabato 17/10 . Dopo colazione tentiamo di raddrizzare al meglio la macchina di Silvano, con un
po’ di strops e tiri di verricello uniti a qualche colpo di martello si rimette l’auto in condizioni
buone, per fortuna sono solo danni di carrozzeria, telaio e organi meccanici sono ok. Ci rechiamo
sulla spiaggia dell’oceano vicino al lago rosa, e facciamo una serie di bagni , l’acqua è limpida e
non fredda.
Io e Beppe ritorniamo al campeggio mentre gli altri si recano a Dakar per imbarcare le persone che
tornano in aereo, è in questo frangente che mi arriva un messaggio da Francesco Moresco, la sua
Toy ha un problema al differenziale posteriore così prende la decisione di far trasportare l’auto con
un container, lui rientrerà in aereo. Io e Beppe prepariamo le auto per il tratto di rientro. Ho la
batteria che non tiene la carica, ma con un piccolo strappo parte e così spero che domani riesca a
caricarsi altrimenti dovrò provvedere alla sostituzione. Alla sera sentiamo il temporale ed una
pioggia tropicale si scarica nel campeggio. Ceniamo al ristorante del camping, siamo i soli ed il
proprietario durante la consueta chiacchierata serale ci fa capire tutta l’amarezza che prova a causa
di una corsa che non passa più da queste parti: ci spiega che anni addietro, quando la Paris Dakar
arrivava al lago rosa, il suo campeggio faceva in tre giorni il fatturato di un anno.
Domenica 18/10. Il mio D.Max non parte, la batteria è quasi a zero, con il telecomando non riesco
neanche ad azionare la chiusura centralizzata. Riusciamo ad avviare il motore al traino, ma tutte le
spie restano accese e la macchina non rende, anzi se va sotto ai 2.000 gm si spegne. Bisogna trovare
una batteria, così il tuttofare del campeggio si offre di accompagnarci a Rufisque dove troviamo un
magazzino di ricambi auto, sostituisco la batteria ed il pick up sembra rinato. Assieme a Giuseppe
rivediamo il ns. programma, noi avremmo il traghetto da Tangeri lunedì 26, potremmo rientrare con
calma e vedere altre cose, ma pensiamo anche che volendo in 4 gg si può arrivare a Tangeri.
Decidiamo di prendere la direzione nord e con andatura turistica ci dirigiamo verso il confine
Mauro: domani vedremo a che punto siamo e decideremo sul da farsi. Arrivati a S. Louis non trovo
il ponte e così proseguiamo lungo il nastro d’asfalto che ci condurrà alla frontiera di Rosso. E’ una
strada infame, l’asfalto è mangiato e ci sono delle buche molto profonde, l’occhio è sempre vigile,
ma una buca la prendo lo stesso con il risultato di bucare una gomma.
Arriviamo alla frontiera sul fiume Senegal, è un esercito di procacciatori e pseudo agenti che ci
assale, decidiamo di affidarci ad un’unica persona come referente unico sperando che gli altri ci
lascino in pace, assistiamo ad una baruffa per l’accaparramento del turista da spennare: tra una cosa
e l’altra, traghetto, tassa doganale, tassa comunale, assicurazione obbligatoria, e mance varie
lasciamo sul posto 135 € a macchina, capiamo che è una truffa ma se ci fossimo arrangiati da soli
avremo impiegato due giorni invece di due ore. Alle 17.30 usciamo finalmente dalla dogana e
prendiamo la N1 verso Nouakchott. Facciamo campo lungo la strada in prossimità di un villaggio,
la notte scorre tranquilla, nelle ns. tende da tetto si dorme veramente bene.
Lunedi 19/10. alle prime luci dell’alba ci alziamo e poco dopo siamo già in viaggio. Verso le 11
arriviamo a Nouakchott dove mi faccio riparare la gomma forata il giorno prima. Subito fuori dalla
città troviamo una nuova strada che va a Nouadhibou, è percorrendo questa strada che si consolida
in noi l’idea di rientrare anticipatamente a casa. Domani, valutata la strada da fare chiameremo
l’agenzia per farci spostare la partenza, c’è un traghetto giovedì 22 e contiamo di prenderlo. Per sera
arriviamo al confine tra la Mauritania ed il Marocco, facciamo campo sulle dune ad una decina di
Km dalla frontiera.
Martedi 20/10. Alle 7 siamo già in fila davanti alla sbarra Mauritana, ci sono alcuni camion
parcheggiati vicino a noi, ad un certo punto sentiamo una donna gridare e vediamo un autista
correre con del fuoco in mano, il suo fornello si è incendiato e lui ha pensato di portarlo lontano
dagli automezzi, un pò incosciente, un po’ coraggioso, ha comunque evitato un possibile incidente.
Alle 8.20 veniamo chiamati dai militari e nel giro di 30 minuti e senza pagare nulla usciamo dal
territorio Mauro. Quello che non abbiamo perso (tempo) in Mauritania lo perdiamo in Marocco, ciò
nonostante alle 11 siamo sulla strada per Dakhla : qui ci fermiamo in banca a cambiare dei soldi e
a fare l’assicurazione auto, poi via veloci verso il nord. Dormiamo in uno squallido Hotel a
Boujdour.
Mercoledì 21/10. Oggi è la tappa più lunga, contiamo di percorrere più di mille Km per arrivare
fino a Marrakech, abbiamo avuto conferma dall’agenzia che è stato spostato il ns. biglietto nave; per
forza di cose dobbiamo arrivare a Tangeri entro Giovedì a mezzogiorno. Durante il trasferimento
noto una piccola perdita d’olio dall’attacco dell’albero posteriore alla scatola del riduttore, mi fermo
in una piccola officina a Guelmin, il meccanico smonta il pezzo, pulisce le parti e rimonta il tutto, la
perdita d’olio scompare, costo: poco meno di 10 euro. Il paraolio lo farò sostituire per precauzione
una volta rientrato in Italia. L’ultimo pezzo di strada, da Agadir a Chichaoua è un incubo, ci sono
camion da tutte le parti e corrono come pazzi, sono 80 Km da incubo, arriviamo comunque a
Marrakech entro le 22.30. E’ stata una faticaccia, ma ne valeva la pena.
Giovedì 22/10. Percorriamo l’autostrada fino a Casablanca, e qui mi accorgo che la solita gomma si
stà sgonfiando, la sostituisco con quella di scorta e poi via verso Tangeri. Siamo in perfetto orario,
abbiamo tutto il tempo di preparare le cose da portarci in cabina, pranziamo, sistemiamo le ultime
cose e a sera ci imbarchiamo. Ci aspettano 2 gg di navigazione, ma domenica mattina dovremo
svegliarci nei ns. letti di casa.
E’ la prima volta che trascorriamo tutto questo tempo lontani da casa (per un viaggio), per un certo
verso il tempo è stato poco ( non abbiamo visto molto dei paesi attraversati), altri fattori ci portano a
desiderare il ritorno a casa (figli, comodità, lavoro) : è stata una bella esperienza, chissà forse fra
qualche anno quando saremo in pensione magari avremo più tempo per rivisitare questi posti……sto
scrivendo questo diario in base agli appunti fatti durante il viaggio, credo fermamente che ci sarà
una prossima volta: del Senegal e del Gambia abbiamo visto poco, ma per quel viaggio devo
pensare ad almeno 60 gg per fare tutto con il tempo necessario a capire quel tipo di vita.

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