Viaggi

20 ottobre 2007

Tangeri – Lomè 2007

TANGERI – LOME’
28 settembre – 31 ottobre
Venerdì 28 settembre ritrovo a Genova al porto per l’imbarco sulla nave della CMN per Tangeri
Sabato 29 settembre navigazione, la nave non è proprio il massimo ed il tempo scorre lentamente,
ma riusciamo comunque a fare le pratiche doganali a bordo.
Domenica 30 settembre arriviamo a Tangeri alle 19,00. A causa del Ramadam la polizia e la dogana
sono in tilt, tutto è bloccato perchè è calato il sole ed ora possono interrompere il digiuno;
finalmente, alle 20,30, riusciamo ad uscire dal porto
Andiamo subito a fare rifornimento e poi prendiamo l’autostrada in direzione di Rabat
Alle 21,15 facciamo una sosta in un autogrill per la cena, si decide poi di proseguire e, alle 24,00, ci
fermiamo a dormire in un’area di servizio nei pressi di Asilhà….. notte intensa carica di rumori …….
Angelo, uno dei partecipanti, sprovvisto di maggiolina, pianta la tenda in un’aiuola, ma alle 5, vista
la confusione ed i rumori presenti, è già pronto per partire.
Lunedì 1 ottobre
dopo una buon caffè, alle 6,15 partiamo direzione MARRAKECH.
Alle 9 ci fermiamo in un’area di sosta per rifornimento ed aspettare il resto del gruppo che è
distanziato, la Toyota del LUPO, che fino in Mauritania sarà condotta da Fabrizio, ha la temperatura
dell’acqua troppo alta e non può andare a più di 100 Kmh.
E’ una bella giornata ed il sole scalda parecchio già a quest’ora; giunti a Marrakech visitiamo il
Souk con le solite “guide” locali che ti si appiccicano addosso come scendi dalla macchina e non c’è
modo di liberarsene, così decidiamo di prenderne una in tal modo non saremo più assediati dagli
altri procacciatori.
Dopo uno spuntino in un piccolo ristorantino partiamo con destinazione Tam – Tam . Lungo il
percorso per arrivare a destinazione attraversiamo parte della catena dell’Atlante e ci ritroviamo
catapultati in un paesaggio che ricorda i canyon americani e le distese dell’Australia.
A Tam-Tam plage arriviamo alle 22,00 e ci concediamo una speciale cena a base di pesce.
Pernottiamo in un Hotel un po’ fatiscente, ma c’è un buon letto ed una doccia, cose che nei prossimi
giorni ci mancheranno.
Martedì 2 ottobre
ieri sera, tra la stanchezza, il buio e la foschia non si poteva ammirare la maestosità e la potenza
delle onde dell’oceano perciò, prima di fare colazione, ci ritroviamo tutti in spiaggia incantati, le
onde dell’oceano, la spiaggia immensa e immacolata, una foschia che a poco a poco lascia il posto
al sole del mattino, tutto questo è già di per se uno spettacolo.
Alle 9,00 partenza, rettifico, contrattempo…. ci si accorge che la Nissan di Claudio Rosolina ( per
distinguerlo da Claudio Chiodi) ha una piccola perdita di liquido dal radiatore, subito si cerca una
busta di turafalle e si ripara il guasto. La destinazione finale di oggi è Dakhla, contenti di non
arrivare per una volta con il buio, non abbiamo tenuto conto dell’imprevisto in agguato: la Toyota di
Francesco e Maurizia perde velocità e non va più, ci fermiamo con altri 5 equipaggi per controllare i
filtri del carburante e sostituirli, (probabile causa il carburante non troppo pulito).
Alle 20,30 riusciamo comunque ad arrivare al campeggio nella penisola di Dakhla in riva al mare.
Lì troviamo il resto del gruppo ad attenderci, piantiamo il campo e andiamo a mangiare al
ristorante….sotto il tendone.(il proprietario è un Italiano che alcuni anni or sono si è trasferito in
quel posto per praticare il windsurf)
Mercoledì 3 ottobre
lo scenario che ci si presenta davanti è fantastico, sembra una cartolina caraibica, un bellissimo
mare azzurro, calmissimo e punteggiato da una miriade di bianchi gabbiani….
In realtà questo tratto di oceano protetto dalla penisola è il regno dei praticanti il Windsurf che
numerosissimi vengono in questo posto a sfogare i propri sogni.
Partiamo in direzione della frontiera ma, alle 11,00 ci si fermiamo al mercato del pesce, assistiamo
alle trattative di vendita tra pescatori e commercianti, poi anche noi acquistiamo del pesce che
servirà per la cena di questa sera.
Nel trasferimento verso la frontiera Mauritana, incontriamo in un’area di sosta due motociclisti
Polacchi che non sanno dove andare ne cosa fare; vogliono arrivare fino in Sudafrica, ci offriamo di
accompagnarli fino a Nouachott, scaricano le loro moto e poi mettono sulle nostre auto i loro
bagagli. A dire la verità non approvo appieno la decisione della nostra guida di portarsi appresso
due motociclisti. Risaliamo sulle auto e assieme alle moto ci dirigiamo verso la frontiera di
Guendouz, ma qui ci attende un’amara sorpresa, la frontiera è chiusa, riaprirà domani alle 8. Il
Ramadam ci condiziona, ma facciamo buon viso a cattivo gioco e facciamo campo a 500 mt dalla
frontiera. Ci aspetta una favolosa mangiata di pesce: spaghetti con un gustosissimo sugo di razza e
pomodoro e spigole alla griglia il tutto innaffiato da 1 prosecco ghiacciato, e la serata procede tra
barzellette e risate sotto un cielo pieno di stelle.
Giovedì 4 ottobre
alle 8,00 siamo già in fila davanti al posto di guardia di frontiera….speriamo di non dover passare
qui l’intera giornata ……….; alle 10,00 finalmente, dopo interminabili passaggi tra 1 militare e l’altro,
tra la Polizia e la Dogana passiamo la frontiera Marocchina e ci dirigiamo verso quella Mauritana.
L’asfalto finisce subito dopo la frontiera Marocchina, inizia lo sterrato con delle buche profonde,
veniamo circondati dai cambia valuta, procacciatori vari e assicuratori. I doganieri cominciano a
rovistare le nostre auto, in alcune trovano vino e liquori, ma fortunatamente non visitano quella di
Claudio C. (ha 110 bottiglie di buon prosecco), paghiamo una piccola tassa, compiliamo le varie
carte e l’impegnativa sull’onore di non vendere la nostra auto, e poi partiamo, il nostro obiettivo è il
parco del Banc D’arguin dove dovremo arrivare domani..
Stiamo viaggiando nel mare di sabbia, quando ad un certo punto, Vittorio, nota un mucchio di abiti
e dei bagagli sulla sabbia e si ferma. Qui scopre che vicino c’è lo scheletro di una persona con
ancora le scarpe addosso e più in là ci sono i resti di un’altra…. tra gli abiti e i bagagli, in uno zaino,
ci sono 2 passaporti di 2 ragazzi di poco più di vent’anni, il visto sul passaporto reca la data del
1994, sono Francesi della Val D’Isere, marchiamo il punto GPS recuperiamo i documenti e ci
ripromettiamo di farli recapitare alle autorità Francesi.(non ci sembra il caso di avvisare
direttamente le famiglie, lo faranno le autorità di quel paese se lo riterranno opportuno)
Questa scoperta ci lascia tutti sgomenti e comunque, anche se amareggiati, proseguiamo il viaggio,
consapevoli che con il deserto non si scherza.
Nella sabbia si scorgono un mare di conchiglie di tutte le forme e dimensioni, Marco trova
addirittura un bellissimo guscio di tartaruga.
Sono ormai le 18,00 e decidiamo di fare campo in mezzo alle dune prima che il buio più completo
cali su di noi.
Questa sera la cucina di Vittorio e Claudio propone una gigantesca spaghettata “ aglio olio e
peperoncino” accompagnata come sempre da vino e barzellette a go-gò, i due motociclisti Polacchi
scoprono che il prosecco è buono, si attaccano poi ad una bottiglia di grappa e alla fine si
addormentano vestiti sulla sabbia.
Venerdì 5 ottobre
proseguiamo il nostro viaggio nel mare di sabbia, ma a mezzogiorno ritorniamo a scorgere il mare
che lambisce le dune. Decidiamo di sostare per il pranzo e finalmente, riusciamo a fare un bagno
ristoratore nelle acque dell’oceano…..
Dopo un paio d’ore, rinfrescati, ripartiamo per avvicinarci il più possibile a Nouakchoat dove
dobbiamo arrivare Sabato per le 12,00 in quanto Fabrizio, che guida la macchina del Lupo, ci
lascerà per ritornare a casa in aereo.
Verso le 16,00 arriviamo al villaggio del Parco Nazionale; è formato da una serie di baracche di
pescatori e una miriade di bambini ci viene incontro festanti gridando ad una voce sola “ cadeau ,
cadeau” l’impatto è forte io scendo dalla macchina con un grande sacchetto di caramelle , ma vengo
letteralmente assalita e in un attimo le caramelle spariscono. Il modo di vivere, la pochezza dei
vestiti, lo sporco sovrano in cui vive questa gente ci fa riflettere, però nonostante tutto sono tutti
sorridenti, sicuramente non hanno problemi di stress e forse le loro giornate non passano
velocemente come le nostre, che abbiamo sempre mille cosa da fare.
Corriamo per un po’ con le auto sul bagnasciuga e Angelo trova un pescatore dal quale acquista
un’aragosta grandissima che servirà da condimento per gli spaghetti della cena.
Facciamo campo in riva all’oceano sulla spiaggia immacolata con le dune alle spalle e un’immensità
di stelle nel cielo.
Sabato 6 ottobre
sveglia alle 7,00 pensando di partire alle 8,00, ma non abbiamo fatto i conti con la marea, anche
oggi dobbiamo correre sulla battigia e questo è fattibile solo se la marea è bassa perchè da una
parte c’è l’oceano e dall’altra le dune che arrivano fino all’acqua, aspettiamo così fino alle 9, ma poi
decidiamo di partire.
Corriamo sempre a pelo dell’acqua per almeno 150 km, passando vari villaggi di pescatori, relitti di
navi e pesci morti, il gruppo si sfalda e mentre alcune auto arrivano a Nouachott dalla spiaggia, noi
e altri ci portiamo verso l’interno in cerca della strada, dopo vari fuoripista riusciamo ad imboccare
la pista che porta all’asfalto, ma fatti 100 metri troviamo un posto di controllo, ci fermano per
registrare i passaporti; dopo un po’ ripartiamo pensando di aver terminato tutte le formalità, ma a
neanche 200 metri di distanza altro posto di controllo e altra trafila ….pazienza, impareremo ad
averne tanta, anche perchè i ritmi qui sono molto lenti….
In Mauritania notiamo una cosa molto curiosa, il parco auto è formato al 90% da vetture Mercedes,
ma di un solo modello il 190 in tutte le sue motorizzazioni.
Arrivati finalmente a Nouachott decidiamo di andare in albergo, in riva al mare, in quanto c’è
troppo vento per campeggiare, prima però facciamo lavare le nostre auto con particolare attenzione
al sotto scocca e telaio in quanto dobbiamo ripulirle dal sale depositato dall’acqua del mare.
Questa notte arriverà il resto del gruppo in aereo e ci lascia Fabrizio.
Domenica 7 ottobre sveglia e colazione alle 7,00 saluti e presentazioni con i nuovi arrivati
( Daniela, Lio, Federico ed il Lupo) e poi partenza, ci aspetta una lunga trasferta.
Attraversiamo paesetti pieni di immondizie e gente all’inverosimile, ma scorrono anche, davanti ai
nostri occhi, paesaggi di incredibile bellezza.
Qui la stagione delle piogge è appena finita e c’è tantissima vegetazione, moltissimi animali, capre
mucche asini brucano l’erbetta fino ai bordi della strada e, purtroppo lungo l’asfalto vediamo tante
carcasse di animali morti travolti per lo più dai camion che corrono ad una velocità pazzesca.
Alle 18,00, all’entrata della città di Kiffa, chiediamo alla polizia se in questa città c’è un campeggio
e subito veniamo indirizzati a 100 mt, dove c’è uno spiazzo dove possiamo fare campo, c’è anche la
possibilità di lavarci. Qui Luca effettua la sostituzione dell’ammortizzatore anteriore dx della sua
Toyota che da 2 giorni si è notevolmente coricata in avanti, dopo l’operazione notiamo che non è
cambiato nulla, così decidiamo di tirare un po’ la barra di torsione e la macchina si raddrizza: a
questo punto pensiamo che a causa di qualche colpo violento si sia danneggiata la barra di torsione
e che questa abbia perso la nervatura sufficiente, scopriremo poi che il danno è decisamente più
grave.
Domani mattina sveglia all’alba perchè ci aspettano ancora 800 km per giungere a Bassikonou al
confine con il Mali.
Lunedì 8 ottobre sveglia alle 6,00 dopo aver trascorso una notte abbastanza calda ed umida…alle
7,00 partiamo in sei macchine, le altre 5 partiranno più tardi perchè devono ancora sistemare delle
cose.
Il tragitto è lungo ed il paesaggio inizia a cambiare passando dal deserto alla savana, si cominciano
a vedere i primi segni dei disastri causati dalle alluvioni. Giunti a Ayoun el Atrous troviamo
numerosi mezzi di medicin sans Frontiere, militari e Croce Rossa, ci stiamo ancora chiedendo il
motivo quando la strada finisce, è tutto allagato, non si può proseguire, ci sono le tende della croce
rossa per chi è rimasto senza tetto, e sono tanti…. Chiediamo informazioni ad un militare il quale ci
indicherà la strada alternativa se lo portiamo fino a Awinat Es Sbil, troviamo allagamenti vari e
ponti crollati, ma a nel pomeriggio arriviamo a Nema. Durante il tragitto Tiziano trova ai bordi della
strada un serpente Boa, è morto sicuramente arrotato da un’auto, è lungo circa 2 mt. ed ha dei bei
colori.
A Nema i militari ci prendono i documenti e li portano al commissariato per il visto di uscita, sono
le 14 e mangiamo. Il tempo passa ma i passaporti non sono pronti così Claudio entra nella caserma
e con una mancia riesce a farsi ritornare i passaporti, subito ci riuniamo e partiamo verso la frontiera
con il Mali. Appena fuori dal paese veniamo fermati ancora da un’altra postazione di militari i quali
non ci fanno passare in quanto non abbiamo il visto di uscita sul passaporto, era successo che
Claudio aveva dato la mancia per farsi restituire i documenti, ma questi non erano ancora stati presi
in considerazione da chi doveva vistarli: iniziano varie discussioni e trattative, noto che Claudio sta
offrendo una banconota al capoposto, ma in fondo al gruppo c’è il lupo che stà filmando con la
telecamera, il militare se ne accorge e subito si arrabbia, chiama il Lupo nella guardiola, visiona il
filmato per vedere se c’è qualcosa di compromettente e poi chiede Cadeau e soldi, finalmente si può
partire. Sono le 16,00 e decidiamo di percorrere un po’ di pista per avvantaggiarci: alle 18,00 ci
fermiamo , questa sera apriamo la tenda: siamo in zona zanzare e pensiamo di mangiare all’interno,
ma subito il caldo ci fa desistere, le zanzare ci sono, numerosissime, ma anche il caldo non scherza
pertanto decidiamo che sia sufficiente proteggerci con gli spray repellenti. Alla sera tutti assieme ci
riuniamo per decidere se è il caso o meno di andare a visitare la mitica Tombouctu, il parere è
unanime, si andrà in quella città.
Martedì 9 ottobre
partenza alle 7,00, è una giornata strana, costellata da mille imprevisti e difficoltà…. appena partiti
dopo neanche 10 km Claudio C. abbandona la pista perchè dice che non è quella che porta nella
direzione giusta…
Da qui comincia l’odissea che si protrarrà fino alle 16,00 del pomeriggio con un continuo sali –
scendi per pseudo piste più o meno praticabili rischiando più volte anche di causare danni alle
vetture o tagliare i pneumatici. Evitiamo di proposito due villaggi per paura che le autorità ci
rimandino indietro a fare i visti, ma finalmente alle 16,00 arriviamo in un paesetto al di là del
confine Mauritano, in Mali, ove dei militari ci indicano la strada per Lerè ove faremo le pratiche
d’ingresso in quel paese. Lungo la pista troviamo un pozzo da cui i locali stanno attingendo acqua
con un sistema rudimentale , ma efficace. Alle 18,00 , spossati, decidiamo di fare campo.
Mercoledì 10 ottobre
partenza alle 7,00 direzione Tomboctou, a Lerè’ al confine tra Mali e Mauritania ci fermiamo per le
varie formalità che ci fanno perdere un paio d’ore. Alle 11,00 finalmente, partiamo, ma dopo
neanche 50 km la sospensione della Toyota di Luca cede definitivamente e siamo costretti a
fermarci, mentre Claudio C. va alla ricerca di un camion per caricarla, Francesco Moresco e
Claudio Rosolina arrivano con un giovane meccanico locale che, assieme al LUPO, smonta i vari
pezzi danneggiati; Luca , il Lupo, il meccanico e Tiziano decidono di andare al paese più vicino che
dista circa 60 km per riparare e ricostruire il pezzo rotto. Noi intanto prepariamo il campo per la
sera: alcuni si recano al vicino fiume per lavarsi, altri sistemano le auto, in questo frangente arriva
un indigeno con una moto nuova, ma con la ruota anteriore bucata, Francesco e Vittorio si mettono
d’impegno e la riparano, intanto comincia a fare qualche goccia di pioggia, in lontananza il cielo è
rosso, pensiamo sia una tempesta di sabbia che sta arrivando. Alle 18,00 ritornano Luca e c. con il
pezzo aggiustato e ci dicono che Chiodi ci aspetta in città per mangiare e dormire; in un primo
momento si decide di rimanere lì perchè nessuno vuole guidare con il buio in una pista sconosciuta,
ma dopo aver terminato di montare il pezzo della macchina di Luca il cielo minaccia pioggia ed
allora, la maggioranza, decide di partire.
Arriviamo al paese di Niafounkè’ alle 22,00 con una temperatura ancora molto calda e con un tasso
di umidità altissimo, Chiodi ci aspetta in un piccolo alberghetto, ci mostrano le camere e decidiamo
di dormire lì. Sarà una notte infernale per il caldo che non accenna a diminuire, non c’è
condizionatore e le pale sono decisamente insufficienti, per nostra fortuna funziona la doccia e ci
sono delle buone birre ghiacciate.
Giovedì 11 ottobre
Dopo una notte insonne, alle 7,00 finalmente imbocchiamo la pista che porta a Tomboctou ove
arriviamo alle 10,00.
Durante il tragitto attraversiamo due paesetti in riva al NIGER dove possiamo vedere donne e
bambini che si lavano e lavano i panni e le pentole……..è uno spettacolo veramente sensazionale ed
unico, fa restare senza fiato vedere quelle donne con che naturalezza e semplicità maneggiano i
bimbi di pochi mesi per lavarli e poi se li caricano nudi e gocciolanti, afferrandoli per un braccio,
sulla schiena, e se li legano stretti con una sciarpa di stoffa.
Arrivati a Tomboctou ci concediamo 3 ore per visitare la città, cambiare i soldi e vistare il
passaporto. E’ una città mitica, meta di molti turisti, per questo la gente del posto è molto assillante,
tentano di vendere di tutto, sono molto bravi e spesso riescono a rifilarti anche cose che mai ti
sogneresti di acquistare. Ci affidiamo ad una guida locale e andiamo a visitare la moschea.
Alle 14,00 partenza verso Douentza, attraversiamo il Niger con una chiatta / traghetto e già questa è
un’avventura, prendiamo poi una pista in terra rossa con alcuni tratti di Toule ondulè, la percorriamo
velocemente e ci divertiamo anche. Dopo una sosta per ricompattarci Lio riparte da solo, non ha la
radio e neanche il GPS, forse pensava di prendersela con calma e di avvantaggiarsi, invece dopo
circa 20 minuti lo troviamo dentro al fossato laterale con la macchina rotta, aveva da poco superato
un camion e nel prendere una bottiglia d’acqua ha perso il controllo dell’auto, fortunatamente nessun
problema fisico e solo piccoli danni (riparabili) all’auto. Ancora le mani preziose del Lupo
rimettono il Land di Lio in condizioni di continuare il viaggio.
Arriviamo a Douenza in serata, qui troviamo un camping minuscolo che riempiamo e nel piccolo
bar prepariamo la cena. Ci accordiamo con una guida del posto, che per 2 giorni ci porterà a visitare
la regione dei Dogon
Venerdi 12 ottobre
Alle 7 siamo pronti per partire, ma l’auto di Claudio C. ha dei problemi, non frena più:
probabilmente la toule ondulè del giorno precedente ha causato questo inconveniente, perdiamo
circa 2 ore per al riparazione ma poi riusciamo a partire con la macchina a posto.
La regione Dogon si estende su un altopiano lievemente inclinato da sud-est verso nord-est (verso la
pianura del Niger), grosso modo delimitato da Bandiagara ad ovest, Douentza a nord, i confini del
Burkina Faso a est e Bankass a sud. La parte più alta di questo pendio forma una lunga falesia di
circa 80 km con uno strapiombo, a est, di 150/190 m, su una pianura sabbiosa delimitata anch’essa
ad est da un lungo cordone di dune che sfumano dal rosa all’ocra a seconda della posizione del sole.
I villaggi Dogon più antichi sono arrocati lungo tutta la parete rocciosa. Molti secoli or sono i
Dogon, originari della regione mandingo, si rifugiarono in questo luogo remoto ed ostile per
sfuggire all’islamizzazione.
Una volta arrivati sulla falesia di Bandiagara, cacciarono il popolo Telem che viveva in abitazioni
troglodite ricavate sul fianco della falesia alle quali si accedeva arrampicandosi con le corde. A
quell’epoca la falesia era infatti ricoperta da foreste popolate da animali selvatici, del resto i Telem
erano un popolo di cacciatori. I Dogon invece sono perlopiù coltivatori. Oggi le cavità Telem,
perfettamente visibili, servono ai Dogon come necropoli. I Dogon non conoscono la scrittura: tutta
la tradizione (come per esempio la danza delle maschere) si trasmette oralmente, dopo alcuni riti di
iniziazione. Gli iniziati hanno una propria lingua che viene loro insegnata dai sacerdoti. Quasi
totalmente isolati dal mondo, i Dogon hanno conservato intatti la maggior parte dei loro costumi. La
loro cosmogonia è una delle più ricche ed elaborate dell’Africa nera, ogni dettaglio ha un suo
significato così preciso da far pensare talvolta ad una razionale follia.
Ciò che conta, per noi, è comprendere i costumi,comprendere che tutto, dalla realizzazione di un
oggetto, a ogni angolo di terra, ogni casa, ogni essere vivente, incluso l’uomo, fa parte della catena
immutabile del “Grande Tutto”. Questo sistema è dominato da una netta predilezione del numero 8
(il numero degli antenati, delle lingue di origine, dei cereali, degli scomparti di un granaio, dei
tamburi) ma anche per la coppia: i gemelli rappresentano pericolo e perfezione; la loro nascita e la
loro vita dà luogo a cerimonie e sacrifici particolari. Tutti coloro che li avvicinano ricevono un
trattamento di (s)favore. Il complesso ordine gerarchico alla base di questa cosmogonia è
simboleggiato dalla piramide, la cui forma è individuabile in numerosi oggetti quotidiani, in
particolare nel paniere a forma conica che si porta sul capo. Ci sono anche degli oggetti dotati di un
significato particolare: la scala tortuosa, la casa a pianta antropomorfa che obbliga le coppie a
dormire faccia a faccia e a procreare in questa stessa posizione, il granaio che si intravede
facilmente dal tetto di paglia e che è maschio o femmina a seconda dell’uso che se ne fa.
Durante il trasferimento attraversiamo piccoli guadi e grandi risaie, in un un passaggio un po’
sconnesso la Land di Vittorio si ribalta su un fianco senza, per fortuna, riportare gravi danni a sé
ed al fuoristrada.
Il paesaggio è spettacolare, alle 12,00 arriviamo ad un villaggio dove ci fermiamo per il pranzo e
alcuni di noi acquistano dei souvenir vari, alle 16,00 ripartiamo e poco dopo ci fermiamo in un’altro
villaggio arroccato sul fianco della FALESIA.
Visitiamo anche questo sito e lì troviamo delle donne che stanno attingendo acqua da una sorgente,
è molto caratteristico vedere queste persone che si caricano sul capo dei grandi contenitori d’acqua e
non ne perdono neanche un po’. Il campo serale lo facciamo sulla parte alta della Falesia di fronte
ad uno spettacolo meraviglioso.
Sabato 13 ottobre
Partenza per Severè e Mopti durante il trasferimento guadi e sempre un paesaggio meraviglioso e
scene incredibili di bimbi e donne che si lavano nei presse del fiume o delle varie sorgenti d’acqua.
Arriviamo a Severè’ alle 10,00; Noi, con Francesco e Maurizia, decidiamo di andare a visitare la
città di Djennè dove si trova la moschea di fango più grande del mondo, il resto del gruppo si ferma
al campeggio con l’accordo di fare nel pomeriggio il giro in piroga di Mopti. Noi partiamo e ci
fermiamo a prendere l’assicurazione, obbligatoria per attraversare questi paesi, qui una ragazza al
suo primo giorno di lavoro impiega più di un’ora per compilare i moduli delle nostre 2 auto;
finalmente alle 11,30, partiamo per Djennè’ che dista circa 100 km.
Alle 14,00 arriviamo all’attracco delle chiatte che attraversano il fiume per poter arrivare in città, ma
dobbiamo aspettare circa mezz’ora perchè devono terminare di caricare un camion.
Qui durante l’attesa, come del resto in tutto il paese, veniamo letteralmente assaliti da ragazzini,
donne e pseudo guide che vogliono vendere i loro monili o che chiedono un cadeau o biro’…
Francesco è preso d’assalto da un personaggio vestito di verde che dice di essere “le magnifique
guide de Djennè” e di conoscere un socio del nostro club Fuoristrada Vicenza che fa
l’accompagnatore di gruppi per Avventure nel mondo.
Alla fine, consci che per visitare al meglio la città senza essere assaliti da bimbi e adulti di tutte le
età, capitoliamo e decidiamo di prenderlo come guida.
Ci accordiamo per 10.000 CFA …
All’attracco sale sul cassone della nostra auto ( qui per loro è cosa normale viaggiare sui cassoni o
portapacchi delle auto, si vedono furgoncini a 2 posti che portano anche una decina di persone) e ci
porta in città, parcheggiamo ed iniziamo la visita a piedi con lui che in francese, ci illustra ogni cosa
e ci racconta la storia della città; riusciamo a comprendere tutto molto bene anche perchè, prima di
arrivare ho letto quello che riporta la guida e combacia tutto alla lettera. La giornata è caldissima,
l’aria, soprattutto nei vicoli con le fogne a cielo aperto, è irrespirabile, ma ne è valsa la pena di
soffrire il caldo perchè le scene di quotidianità che si succedono,i bambini piccolissimi che ci
vengono incontro dondolanti e con il “moccolo” incrostato sul visetto chiedendoci un bon bon, le
donne che fanno i lavori più pesanti, ma sempre con il sorriso sulle labbra, ripagano e fanno
riflettere sulla differenza di comportamento e di affrontare la vita tra noi e loro.
Alle 15,00 ci rendiamo conto che non arriveremo mai in tempo a Mopti per il giro in piroga
programmato e mandiamo perciò un sms al resto del gruppo che vada pure senza di noi.
La visita della cittadina ed in particolare dell’esterno della moschea è stata molto interessante.
La grande moschea: immensa e splendida, racchiude in sé lo spirito della città, la visita all’interno è
vietata ai non musulmani.
E’ un magnifico esempio di architettura sudanese, in realtà è una copia ricostruita nel 1907;
trovandola troppo ricca per l’Islam Choekou Hamadou la fece demolire nel 1834.
A causa delle piogge viene restaurata ogni anno e per la ricorrenza si organizza un’immensa festa in
cui qualsiasi aiuto è ben accetto (tra l’altro è l’unica occasione per penetrare all’interno dell’edificio,
a condizione di darsi da fare) E’ un mistero come questa foresta di 100 colonne possa riuscire a
sostenere una terrazza piatta. L’armatura in legno di borasso le conferisce questa caratteristica forma
ad istrice che contraddistingue le moschee di tipo sudanese, con le punte sporgenti che ne facilitano
l’intonacatura in “banco”: Sui lati si trovano le tombe di alcuni marabutti mentre altre racchiudono i
corpi degli operai morti durante la costruzione.
Domenica 14 ottobre Oggi dal Mali passiamo in Burkina, sono previsti 650 km in quanto
vorremmo arrivare a Ouagadogon in serata per poter poi visitare i parchi con calma gli ultimi
giorni.
La strada scorre veloce vediamo sempre scene al fiume di bimbi e donne che si lavano, paesetti con
mercatini caotici ma folkloristici e coloratissimi; ben presto ci dividiamo in 2 gruppi è tutto asfalto e
si va veloci, frontiere e controlli passano scorrevoli,
Arrivati a Ouagadogon, visto il caos che regna pensiamo di continuare fino alla città di Fada-
Ngourma e, alle 18,00, arriviamo ( noi, Francesco e Maurizia, Marco e Cinzia, Claudio e Angelo e
Pino) le indicazioni di un camping. Contattiamo con il satellitare il resto del gruppo e decidiamo di
fermarci e ordinare la cena, gli altri arriveranno verso le 20,00. Troviamo una coppia di scimmie
legate ad un palo per la gioia dei turisti, a noi fanno molta pena. Alloggiata nell’albergo del camping
c’è una signora tedesca che lavora ad un progetto di cooperazione, Vittorio e Claudio non vedono
l’ora di attaccare bottone e così si presentano da Lei con una bottiglia di prosecco ghiacciato,
sfortunatamente la bottiglia sa un po’ di tappo, ma nonostante ciò la signora accetta volentieri di
unirsi a noi e cosi’ tra un po’ di francese, di tedesco e di inglese si ride e si scherza. A mezzanotte
tutti a letto.
Lunedì 15 ottobre
sveglia alle 7,00 e ricerca di una banca per poter cambiare i CFA ,poi partenza per i parchi; per
strada ci fermiamo in una scuola di un villaggio qui in Burkina per lasciare vestiti, quaderni,penne e
medicinali; noi avevamo portato da casa anche un pallone di cuoio e così, Francesco dopo averlo
gonfiato, viene assalito dai bambini che lo rincorrono festanti. Sono scene che sono difficili da
descrivere, ma Vi assicuro che è un’esperienza che tutti dovrebbero almeno una volta provare per
capire soprattutto quanto poco basti qui per rendere felici le persone.
Alle 10,00 salutiamo tutti quei ragazzini festanti e felici lasciando lì (almeno per me) un pezzetto di
cuore ed avere la sensazione di impotenza, come di aver portato una goccia d’acqua in un deserto,
ma con la consapevolezza di aver reso un centinaio di bimbi, per qualche ora, felici.
Ci dirigiamo verso il parco della Panjerie ed imbocchiamo una pista sterrata……….
Alle 13,00 il gruppo decide, dopo tanti giorni di corsa e di pranzi al volo, di fermarsi e cucinare una
bella pastasciutta; alle 14,00 ripartiamo…….la pista è delimitata da un solco fatto da bici e motorini
dei locali, passiamo in mezzo a sterpaglie altissime, a tratti ci sono pietre ed anche molto fango: ad
un certo punto Tiziano ci avvisa per CB che si ferma per preparare un thè per Cinzia, in macchina
con Marco, che non si sente bene.
Da quel punto non avremo più notizie di Tiziano ed Angelo , Marco dice che dopo essere ripartito
Lui, Tiziano era ancora fermo sul posto a sistemare le cose, ma che dopo un po’ non gli ha più
risposto al CB. Intanto sono ormai le 17,30 siamo ancora in mezzo alle sterpaglie e tra poco verrà
buio, dal GPS notiamo che per arrivare ad Arlì’ mancano 5 Km. Si decide pertanto di cercare di
arrivare lì e vedere se c’è lo spazio per fare campo. Dopo un guado lungo ma non impegnativo
arriviamo al villaggio di Arlì e ci fermiamo nella piazza del paese, a dire la verità sono 4/5 case.
Prepariamo il campo pensando a Tiziano e Angelo, pensiamo che raggiunti dall’oscurità si siano
fermati presso qualche villaggio, ci ripromettiamo l’indomani di andare a cercarli. Alla sera
veniamo raggiunti da alcuni abitanti del villaggio che ci fanno pagare la sosta come in un vero
campeggio, quando diciamo loro che abbiamo intenzione di andare a visitare il parco della Panjarie
si mettono a ridere e dicono che c’è troppa acqua e fango, è ancora troppo presto, ci vuole ancora un
mese prima di poter percorrere in sicurezza quella pista: comunque ci fanno pagare il transito. Alla
sera una buona cena, un goccio di grappa, qualche barzelletta e poi tutti a letto.
Martedì 16 ottobre
sveglia di buon mattino, ci sono pareri discordi su cosa fare e continui cambi di decisione, Chiodi
prima pensa di partire con una macchina alla ricerca di Tiziano ed Angelo, poi pensa sia meglio
aspettare lì, poi pensa di andare da solo fino al fiume (distante circa 23 Km) per vedere se è
guadabile,alla fine si decide che al campo restano Vittorio e Pino ad attendere i dispersi, mentre il
resto del gruppo va avanti. Devo essere sincera, mi sembra che certe decisioni vengano prese con
una certa superficialità senza considerare che quasi tutte le auto hanno poco gasolio, c’è una
macchina ancora in giro e non si sa esattamente dov’è o peggio, se ha qualche problema,e cosa più
importante, i locali ci hanno avvisato che è piovuto molto, c’è tanto fango e tantissima acqua e quasi
sicuramente non riusciremo a passare il fiume, ne a vedere animali in quanto sono tutti dove c’è
l’acqua perciò in zone per noi irraggiungibili.
Avanziamo per neanche 5/6 Km. in un’ora, ma poi il fango si fa sempre più profondo, le prime auto
riescono a passare, gli ultimi trovano buche e trincee molto profonde, qui si rischia di restare tutta la
giornata senza avanzare di un metro; avanti a noi ci sono 4 auto che sono riuscite a oltrepassare un
piccolo fossato pieno d’acqua, poi c’è il Lupo, Francesco M. e dietro a noi c’è Marco a chiudere il
gruppo.
Non riuscendo ad avanzare chiediamo aiuto, col CB, Claudio C. torna indietro per darci una mano
ma rimane inesorabilmente piantato, Il lupo riesce a trarsi d’impaccio con l’aiuto del verricello, ma
nel fare ciò lo danneggia e lo rende inservibile: noi, lavoriamo alacremente per riuscire ad avanzare,
ma poi desistiamo e decidiamo di tornare indietro, cosa non facile in una pista larga 2 mt con la
palude ai lati.
Alla fine, dopo varie astuzie e tiri di Winch, riusciamo a girarci e ritornare al paese di Arlì: risultato
siamo partiti alle otto del mattino e siamo rientrati alle 17 facendo solo 17 Km di andata e altri 17 di
ritorno. Luca e Daniela con il Toyota 100, Claudio e Fabrizio sul Patrol GR, Lio su Land 90, il
Lupo su Toyota 70 sono più avanti, in qualche modo sono riusciti a superare un ponticello rotto e
decidono di proseguire.
Arriviamo al campo alle 17,00 e decidiamo di fermarci e ripartire domani mattina all’alba. Andiamo
al fiume a cercare di pulirci dal fango e di toglierlo anche dalla macchina, là,incontriamo un uomo
che sta rientrando al villaggio in motorino il quale ci dice di aver incontrato 3 Fuoristrada, noi
avevamo lasciato lì solo Vittorio e Pino, ma probabilmente si sono riuniti con Tiziano ed Angelo.
Ritornati al campo riusciamo a darci una meritata e sospirata sciacquata al pozzo che usano gli
abitanti del posto, dandoci il cambio a pompare l’acqua con la pompa.
Ceniamo tirando fuori dal frigo quello che ognuno ha ed andiamo a dormire sperando che il resto
del gruppo, di cui non abbiamo notizie, sia riuscito ad attraversare il fiume.
Mercoledi’17 ottobre
Partiamo alle 6,00 in direzione delle cascate di TANEGODU …..Claudio Chiodi ci avvisa che ha
ricevuto una telefonata, con il satellitare, da Vittorio che Lio, Claudio rosolina, Luca, Daniela,
Fabrizio ed il Lupo sono ancora al di là del fiume e non hanno modo di passarlo perchè l’acqua e
molto alta ( circa 160 cm. ). Vittorio è già partito dalle Cascate, dove era arrivato ieri sera, per
andare a vedere cosa possono fare.
Noi decidiamo che Claudio Chiodi, Marco e Cinzia vanno anche loro a vedere di sbrogliare la
situazione, mentre noi con Francesco e Maurizia, andiamo alle cascate e li aspettiamo lì, soprattuto
perchè dobbiamo cercare un distributore per poter fare il pieno e controllare la macchina che non va
molto bene. Le formalità di passaggio in dogana sono velocissime,ma la nostra macchina più di
60/70 Km. non fa ci fermiamo lungo la strada e Francesco prova a cambiare i filtri, ma la situazione
non cambia, proseguiamo un altro po’ e ci rifermiamo perchè vuole, a questo punto, controllare il
dibimetro in quanto i filtri erano puliti, aprendo il cofano con il motore acceso, si accorge che il
tubo dell’aspirazione del motore vibra molto, lo tocca e vede che si è staccato. Probabilmente con le
continue sollecitazioni si è allentato e gli strattoni di ieri l’hanno staccato del tutto…..Lo fissa con le
viti e ripartiamo ora la macchina va benissimo.
Alle 15,00 arriviamo finalmente alle cascate e al camping, qui i ragazzi del posto ci guidano a piedi
a vedere le cascate e ci sediamo sui sassi a rinfrescarci un po’. Lo spettacolo è molto bello,
ritorniamo al camping e sistemiamo le macchine.
Ci preoccupa un po’ il fatto che una parte del gruppo sia ancora dall’altra parte del fiume, speriamo
riescano a trovare una soluzione per guadarlo senza subire danni alle macchine; domani, giovedì,
dovremmo partire per LOME’ in quanto venerdì bisogna caricare le auto nei container e sabato sera
c’è l’aereo che ci riporterà a casa….
Verso le 18,00 finalmente, Maurizia riesce, con il satellitare, a mettersi in contatto con Vittorio che
ci annuncia che sono riusciti a passare tutti e che sono sulla pista, si fermano a fare campo lì e
ripartono domani mattina per raggiungerci qui alle cascate. Meno male! Siamo molto contenti della
notizia, speriamo che tutte le macchine siano a posto e che domani si possa partire tutti insieme per
LOME’. Decidiamo a questo punto di farci, anche noi, una pastasciutta e poi alle 21,00 andiamo a
dormire.
GIOVEDI’18 ottobre
Sistemiamo un po’ le macchine e le tende attendendo gli altri e poi si partirà…..destinazione LOME’
alle 10,00 finalmente sentiamo, per CB, la voce squillante di PINO…. “ciao cipollino!!”….e dopo un
po’ arrivano tutti. Subito vogliamo sapere ogni dettaglio delle loro….. avventure. Per attraversare il
fiume hanno legato le macchine, dopo averle sigillate per bene, con corde e verricelli e le hanno
trascinate da una riva all’altra per ultima quella di Luca, più pesante di tutte. E’ andato tutto bene e
tutto si è risolto per il meglio, anche se il rischio corso è stato molto alto …..
Angelo poi ci racconta quello che è capitato a lui e Tiziano, erano rimasti bloccati nel pantano e non
riuscivano a venirne fuori da soli, martedì notte pertanto hanno dormito in un porcile del villaggio
vicino dopo essere stati importunati da uno con un machete che voleva maglie, cibo e denaro, per
fortuna sono arrivati i bambini del villaggio ed allora questo si è allontanato lasciandoli in pace.
Insomma alla fine, il gruppo, dopo varie vicissitudini si è riunito qui alle cascate e con una stretta di
mano, quattro risate una birra ed un panino tutto torna come prima ed ognuno porta con sé
l’esperienza passata. Ci aspettano più di 450 Km. per LOME’ pertanto finchè il resto del gruppo
finisce di rinfrancarsi e ripulire le macchine al torrente, noi con Francesco e Maurizia, decidiamo di
proseguire pian pianino perchè vorremmo evitare di guidare con il buio.
Le formalità di dogana tra BENIN e TOGO sono velocissime, un po’ meno in TOGO… arriviamo al
posto di dogana e ci fanno scortare da 2 ragazzi in motorino fino al posto di polizia, al centro del
paese, per la registrazione di entrata; qui, essendo già mezzogiorno e la temperatura a 35 ° sono tutti
beatamente addormentati all’ombra, uno dei ragazzi li sveglia e dopo mezz’ora finalmente possiamo
ripartire. Alle 14,00 lungo la strada incappiamo in un bel temporale tropicale con acqua a catinelle.
E’ una strada molto trafficata con salite irte e discese altrettanto ripide e troviamo molti camion
incidentati fermi sul ciglio della strada…. Ora sono le 16,00 ed abbiamo davanti a noi ancora 300
Km. Il sole è tornato a splendere e la temperatura esterna è di 30°; i paesi che incontriamo fervono
di attività, la gente è tutta per la strada; le donne portano sacchi di carbone sulla testa, fasci di legna,
od enormi catini in alluminio strapieni di frutta e verdura o panni da lavare, con il loro immancabile
bimbo piccolo legato alla schiena……i bambini con i quaderni sulla testa ed il machete in
mano……….
I bambini….. su di loro penso si potrebbe scrivere all’infinito……se ne vedono di tutte le età, da
pochi mesi sempre legati alla schiena della mamma o di una sorellina, a 2 o 3 anni in giro per la
strada da soli con il gregge, le mucche o a spingere carri carichi di serbatoi d’acqua nei piccoli paesi
sperduti in mezzo alla savana, o a piedi lungo le strade, nei centri più grossi, che si recano a scuola
macinando Km. su Km. dalla loro capanna alla scuola. Personalmente, devo essere sincera, davanti
a quei visetti, a quelle manine tese e a quelle vocine che chiedono insistentemente cadeau, cadeau,
biro, bon bon …. mi sono sentita impotente ed anche se,con pochi quaderni, qualche penna e delle
caramelle ho visto brillare gli occhi di qualcuno di loro, mi è rimasto l’amaro ed il rimpianto di non
aver potuto fare di più ……
E’ un’accozzaglia di colori, cose e corpi che detta così può dare l’impressione solo di confusione e
sporcizia, ma invece la sensazione di calore, felicità e spensieratezza che emanano nella loro
povertà e semplicità è qualcosa di indefinibile ed impossibile da trasmettere verbalmente.
Sono le 18,00 e comincia a scendere il buio e mancano ancora 200 Km., niente se fosse sulle nostre
autostrade, ma qui c’è da impazzire……il buio è profondo, macchine, camion, moto e bici girano
perlopiù senza fanali oppure se li hanno fanno una luce accecante; le persone a piedi poi, non si
contano, e si vedono all’ultimo momento, soprattutto quando si passano i paesetti l’ attenzione e la
tensione sono alle stelle, il terrore di prendere sotto qualcuno è sempre presente,
Alle 21,00 arriviamo finalmente a LOME’. Qui ci investe una confusione incredibile ed
inverosimile di mezzi e persone, la gente è tutta riversata in strada e fatichiamo ad avanzare con le
nostre auto; cerchiamo di capire quale sia la strada che porta al lungomare e di conseguenza al porto
ed all’albergo e dopo vari giri e slalom tra la gente riusciamo a scorgere il mare e la strada parallela.
Alle 21,30 giungiamo davanti all’albergo, un complesso lussuoso con parcheggiate tutte macchine
costose ed all’interno persone di elevato tenore sociale……..tutto questo stride con la realtà che c’è, a
poche centinaia di metri, di miseria e povertà, di persone che vivono in capanne fatiscenti o per
strada, ma anche questa è AFRICA!……Purtroppo questo succede in tutti i paesi poveri: dove c’è
turismo e di conseguenza forti interessi economici, c’è una parvenza di benessere e ricchezza ed al
di là restano però la miseria e la disperazione..
VENERDI’ 19 ottobre svegliati dopo una sospirata doccia ed una dormita in un comodo letto e
con l’aria condizionata che fa dimenticare l’afa, l’umidità opprimente dell’esterno e gli insetti sempre
in agguato, andiamo al ristorante della piscina per una sostanziosa colazione.
sera prima, alle 22,00, ci aveva detto di essere: Lui ancora a 200 Km. da LOME’, e gli altri si erano
fermati a dormire subito dopo la frontiera.
Fintantochè siamo nel parcheggio, ecco che arriva la Land gialla di Claudio Chiodi che ci dice che
lui con Tiziano Luca e Daniela hanno viaggiato tutta la notte fermandosi a riposare 3 ore in tutto.
Ci mettiamo d’accordo per trovarci tutti alle 15,00, dopo avergli lasciato i documenti dell’auto, per
andare al porto e caricare nei container le macchine.
Oggi piove, ma fa comunque molto caldo e c’è sempre tanta umidità, il resto del gruppo arriva verso
le 11,00 ed andiamo tutti a lavare le auto.
Alle 15,30 un addetto dell’agenzia contattata da Chiodi ci viene a prendere per andare al porto.
I container sono alti così non si devono smontare le tende dal tetto delle auto, perciò ne infiliamo
due in ognuno abbastanza velocemente, resta però la macchina di Pino spaiata e serve un container
più corto……. nella fretta e nella confusione generale, quando gli dicono di salire nessuno controlla
l’altezza e si accorge che il container è più basso degli altri………
Pino entra e la tenda resta incastrata e si rompe il guscio esterno, Chiodi dice che l’assicurazione
risponderà ….. speriamo bene!! Verso le 19,00, finalmente, tutti i container vengono chiusi, sigillati
e piombati. Rientrati in albergo Chiodi ci avvisa di aver prenotato la cena, per le 21,00, a base di
pesce ed aragoste. Il locale è piccolo e grazioso, ma accogliente, pulito e con persone gentili e
sorridenti. Ci portano una zuppa con aragosta e gamberetti gustosissima e dei vassoi con pesce alla
griglia e ½ aragosta a testa il tutto innaffiato dal prosecco portato da Chiodi.
A mezzanotte, alla spicciolata, tutti guadagnano la propria stanza d’albergo
SABATO 20 ottobre L’aereo questa sera è alle 22,00, andremo all’aeroporto alle 19,00, l’arrivo a
Parigi è previsto per domenica mattina alle 6,00 e l’aereo per Venezia alle 7,15 con arrivo alle 9,30.
Decidiamo, per passare un po’ di tempo, di andare in giro a piedi, ma fatti pochi centinaia di metri
sentiamo che l’aria è irrespirabile, lungo il marciapiede hanno buttato del pesce a seccare e la puzza
che esala è tremenda. Ritorniamo pertanto in albergo dove ci informano che dobbiamo liberare le
stanze per le 13,00, decidiamo allora di indossare il costume e di andare in piscina fino alle 12,00.
All’una ci ritroviamo tutti con i bagagli nell’atrio e qui comincia ………. l’attesa infinita delle 19,00
quando il pulmino ci porterà all’aeroporto…….. Alle 22,00 l’aereo parte in orario, ma arriva a Parigi
domenica mattina con mezz’ora di ritardo, pertanto noi ed il gruppo che va a Venezia, dobbiamo
correre per cercare di non perdere la coincidenza….L’aeroporto di Parigi è immenso, ma riusciamo
con un pizzico di fortuna ad infilarci nella navetta che ci porterà allo scalo giusto, ma la sorpresa
deve ancora arrivare….entrati nel salone scopriamo che ai voli nazionali c’è il caos, ci saranno 200
persone in fila in attesa dei controlli e mancano solo 20 minuti alla partenza dell’aereo, ci rendiamo
conto che se non riusciamo a scavalcare quella folla non ce la faremo mai ad arrivare in
tempo…..Mostrando il biglietto riusciamo in qualche modo noi, Angelo, Luca, Maurizia e
Francesco ad arrivare davanti al controllo doganale e lì un poliziotto quando vede la destinazione ci
scorta di corsa fino all’imbarco e riusciamo ad entrare e a sederci, ma una volta arrivati guardandoci
intorno ci rendiamo conto che mancano all’appello Claudio Rosolina, Cinzia e Marco che purtroppo
sono rimasti indietro e non riescono ad arrivare in tempo…. Le hostess controllano la lista
passeggeri e vedono che manca parecchia gente, ma alle 7,40 il comandante avvisa che l’aereo parte
e chiudono gli sportelli……
Ci spiace molto per Claudio Cinzia e Marco, ma purtroppo noi non possiamo fare nulla l’unica
speranza è che ci sia presto un altro volo per Venezia, il resto del gruppo fa scalo a Bologna a parte
Pino e Lio che vanno a Torino.
Alle 9,30, in perfetto orario, atterriamo a Venezia qui, recuperato il bagaglio, salutiamo Angelo con
la promessa di risentirci quanto prima e troviamo ad attenderci puntualissimo “BERTUZZO” con il
suo Discovery 7 posti che ci porterà a casa….
Lasciamo Luca a Padova e noi con Maurizia e Francesco arriviamo a Torri alle 10,30…
A casa finalmente!!!!
E’ stato un viaggio sensazionale, intenso e che ci ha regalato un bagaglio di conoscenze e sensazioni
difficili da spiegare, scrivere e dimenticare, ma nello stesso tempo anche stressante dal punto di
vista fisico 7000 Km. in auto in 16 giorni sono tanti……, era un viaggio da fare almeno in un mese,
ma purtroppo già le tre settimane sono state difficili da ritagliare dagli impegni lavorativi.
L’unico rimpianto resta di non aver avuto più tempo per vedere ed assaporare con calma e
tranquillità i paesaggi meravigliosi, ed i vari villaggi che scorrevano veloci lungo la strada……….
Forse mi sono dilungata un po’ troppo, ma volevo che fosse un diario che rileggendo anche tra
qualche tempo facesse rievocare i bellissimi momenti che abbiamo trascorso insieme.
Nadia Zaltron

Viaggi